Gli
allievi dell’ITI Cannizzaro studiano i processi di termovalorizzazione presso
gli impianti Falck e A2A in Lombardia
Gli allievi
del corso IFTS “Tecnico superiore per il monitoraggio e la gestione del
territorio e dell’ambiente” hanno visitato e studiato tre dei quattordici
termovalorizzatori presenti in Lombardia e precisamente il termovalorizzatore di
Trezzo sull’Adda del gruppo Falck e i termovalorizzatori Silla 2 di Milano e
Aprica di Bergamo del gruppo A2A.
In Italia
funzionano 53 termovalorizzatori; l’Europa ne è piena e quello di Vienna è
diventato addirittura un’attrazione turistica.
Nelle città
della nostra isola invece non esistono aree industriali che contribuiscano alla
chiusura del ciclo dei rifiuti solidi urbani; la raccolta differenziata non
decolla e non esistono adeguati impianti di stoccaggio rifiuti.
La scelta di utilizzare il contenuto energetico
dei rifiuti non riciclabili, dovrebbe poi essere effettuata in coerenza con la
reale e sentita necessità di porre rimedio ad alcuni problemi ambientali di
importanza rilevante quali l’eliminazione dei rifiuti prodotti, la riduzione dei
consumi di risorse energetiche non rinnovabili, la ricerca di fonti energetiche
alternative ai combustibili fossili tradizionali.
L’incenerimento ha senso se risulta un
tassello del sistema integrato così come avviene
all’interno dell’area industriale di Bergamo Aprica SpA dove si chiude il
ciclo dei rifiuti solidi urbani provenienti dalla città di Bergamo e da un
sottobacino provinciale composto da 22 comuni costituenti la prima fascia
esterna della città.
All’interno dell’area industriale sono attualmente
operativi impianti per:
-
il trattamento della
parte residuale dei rifiuti urbani da raccolta differenziata, finalizzato
alla produzione di combustibile alternativo da utilizzare per la produzione
di energia (CDR);
-
lo stoccaggio delle
componenti differenziate dei rifiuti urbani, preliminare al loro invio alle
destinazioni finali di recupero/smaltimento;
-
la
termovalorizzazione del CDR con produzione, da fonte rinnovabile e
alternativa, di energia elettrica che viene immessa nella rete del gestore
nazionale e di energia termica distribuita attraverso la rete del
teleriscaldamento cittadino;
-
il
teleriscaldamento.
Nella parte nord dell’area industriale sono anche
presenti le installazioni impiantistiche dedicate alla depurazione dei reflui
fognari provenienti dalla città di Bergamo e da alcuni comuni limitrofi.
L’impianto di depurazione fornisce un’importante risorsa aggiuntiva per una
gestione integrata ed ottimale di vari aspetti ambientali congiunti.
Gli allievi hanno potuto seguire tutto il percorso
dei rifiuti urbani della città di Bergamo. I rifiuti differenziati all’origine,
sia provenienti dalla raccolta domiciliare sul territorio, sia conferiti negli
appositi centri multimateriali (piattaforme ecologiche), sono stoccati in aree
appositamente attrezzate ed autorizzate,
al fine di fornire una base di appoggio idonea per
un ottimale ed efficiente completamento dell’attività di raccolta dei rifiuti
sul territorio ed ottimizzare i trasporti alle destinazioni finali di
recupero/smaltimento dei rifiuti differenziati, riducendo gli impatti ambientali
potenzialmente connessi.
La parte residuale dei rifiuti urbani da raccolta
differenziata, non altrimenti recuperabile e riutilizzabile, è soggetta ad un
ciclo di lavorazione che comprende:
-
una triturazione primaria, per
l’omogeneizzazione del materiale e la sua preparazione alla fase di
trattamento biologico;
-
una
essiccazione biologica del materiale, accelerata mediante aspirazione d’aria
da sotto i cumuli statici di deposito temporaneo;
-
una
separazione, effettuata mediante vaglio rotante, finalizzata
all’eliminazione delle parti fini non combustibili (inerti, pezzi di vetro,
etc.);
-
una
demetallizzazione, con separazione dei residui sia ferrosi che non ferrosi,
da inviare a recupero;
-
una
triturazione finale per rendere il materiale idoneo per la successiva
termovalorizzazione in impianto dedicato.
Il
combustibile così ottenuto, derivato dai rifiuti (CDR) e prodotto a valle del
trattamento sopra descritto, costituisce una fonte energetica rinnovabile e
alternativa particolarmente pregiata, nobilitata da un processo che permette di:
-
rimuovere la
componente umida e putrescibile, a più basso contenuto energetico;
-
eliminare le
parti inerti che non apportano contribuito calorico in fase di combustione;
-
recuperare i
residui metallici, ferrosi e non ferrosi, ancora presenti nei rifiuti.
Il processo di termovalorizzazione è effettuato
all’interno di un impianto dedicato, dotato di un forno del tipo a letto fluido
bollente, che permette di sfruttare l’ampio contenuto energetico presente nel
CDR, con importanti benefici in termini di salvaguardia delle risorse
energetiche primarie di tipo fossile. All’interno del forno viene addizionata
dolomite al fine di favorire un primo abbattimento degli ossidi di zolfo
presenti nei fumi di combustione.
Questi ultimi, nel percorso verso la linea di
trattamento e depurazione, cedono la propria energia termica all’acqua contenuta
nella caldaia, all’interno della quale viene prodotto il vapore.
Il vapore viene, in seguito, espanso in una
turbina multistadio, collegata ad un alternatore per la produzione di energia
elettrica, e successivamente condensato tramite utilizzo dell’acqua proveniente
dai decantatori posti all’uscita dell’attiguo impianto di depurazione dei reflui
fognari.
I prodotti dalla combustione, dopo avere ceduto
l’energia termica posseduta, sono trattati per prevenire qualsiasi forma di
inquinamento ambientale e garantire il pieno rispetto dei limiti previsti dalla
normativa vigente.
La sequenza di trattamento dei fumi, completamente
a secco, prevede il passaggio attraverso filtro a maniche, reattore SCR
(Selective Catalytic Reduction), con funzione di abbattimento degli ossidi di
azoto e camino di espulsione di altezza pari a 50 m.
A valle del reattore SCR, operante alle
temperature di circa 165°C, il contenuto energetico dei fumi è ulteriormente
recuperato tramite uno scambiatore aria-acqua connesso alla rete di
teleriscaldamento cittadina.
La contiguità degli impianti sopra descritti, con
l’impianto di depurazione dei reflui fognari, permette di ottenere importanti e
positivi miglioramenti in termini di salvaguardia dell’ambiente e delle risorse.
Tra questi si evidenzia il solo utilizzo
dell’acqua in uscita dai decantatori dell’impianto di depurazione, senza impiego
di risorsa idrica fresca, per la condensazione del vapore utilizzato per la
produzione di energia elettrica, a valle della sua espansione in turbina.
Una delle attività fondamentali di gestione
dell’impianto di termoutilizzazione è il controllo delle emissioni in atmosfera.
A tale scopo l’impianto é dotato di un sistema di monitoraggio in continuo dei
fumi in uscita dal camino.
I valori sono resi disponibili in tempo reale al
personale di controllo dell’impianto, presidiato per 24 ore, e sono direttamente
utilizzati all’interno di logiche di controllo che evidenziano in anticipo il
possibile superamento dei limiti di legge e bloccano automaticamente l’impianto
qualora tale eventualità si verificasse.
Gli allievi, dopo uno studio attento del problema,
sono arrivati alla conclusione che il
problema
dello smaltimento dei rifiuti non può essere risolto mediante la scelta di una
sola metodologia di smaltimento (incenerimento, riciclaggio integrale,
compostaggio).
L’approccio
più razionale al problema dei rifiuti è quello basato su un’integrazione di più
sistemi organizzativi e tecnologici tra loro armonizzati, al fine di conseguire
i migliori benefici per la comunità in termini economici, di tutela
dell’ambiente e della salute pubblica.
La
gestione integrata dei rifiuti, raccomandata dalla Commissione della
Comunità Europea e da altri Paesi industrializzati in tutto il mondo, è quindi
un'ampia strategia basata su quattro punti chiave:
1. riduzione
della produzione e della tossicità dei rifiuti;
2. massimo
riciclaggio o riutilizzo dei rifiuti;
3. recupero
di energia dalla restante frazione dei rifiuti mediante sistemi di combustione,
con la migliore tecnologia di controllo dell'inquinamento disponibile;
4. utilizzo
di discariche controllate, come elemento residuale, dotate di adeguati controlli
ambientali.
Oggi il
rischio più grande che attualmente corre la regione Sicilia è di non sapere più
dove smaltire i suoi rifiuti per esaurimento della capacità residua delle sue
discariche.
Gli allievi,
dopo lo stage in Lombardia, si sono chiesti perché i nostri politici non
riescono a copiare realtà quali quella di Bergamo dove in meno di 10 anni la
raccolta differenziata ha raggiunto il 52%, le strade sono pulite, si fa la
raccolta porta a porta, non esistono più né cassonetti né discariche.
Con un po’ di
amaro in bocca e ricordando la “Gestione rifiuti in Sicilia” esclamano: “La
differenza tra Nord e Sud Italia è ancora abissale!”.
Prof.ssa Angela
Percolla
Tutor corso IFTS



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